Canone di depurazione: parte a Procida la richiesta di rimborso

Leo Pugliese | La
recente sentenza del giudice di pace di Forio, sulla depurazione delle acque
sulla vicina Ischia, ha acceso i riflettori anche sull’isola di Procida. La
discussione che ne è scaturita è stata oggetto di notevoli discussioni. Su tutte
ci permettiamo di riportare quella espressa del magistrato isolano Gioacchino
Romeo che sul suo profilo social ha scritto tra l’altro:

«L’inesigibilità
di una prestazione là dove manca la controprestazione, fatta proprio dal giudice
di pace di Forio d’Ischia, è stata più volte e ripetutamente ribaditi dalla
Corte di Cassazione, da ultimo con la sentenza n. 9500 del 2018.

“In
rapporto alla tariffa di fognatura e di depurazione soggetta alla innovata
disciplina, la Corte di legittimità ha affermato che i Comuni non possono
chiedere il pagamento dell’apposita tariffa ove non diano prova di esser
forniti di impianti di depurazione delle acque reflue (v. Cass. n. 8318/11;
Cass. n. 14042/13). Invero la quota di tariffa riferita al servizio di
depurazione è divenuta, appunto, una componente della complessiva tariffa del
servizio idrico integrato, configurato come corrispettivo di una prestazione
commerciale complessa che, per quanto determinata nel suo ammontare in base
alla legge, trova fonte non in un atto autoritativo direttamente incidente sul
patrimonio dell’utente, bensì nel contratto di utenza. Sicché, tenuto conto
della declaratoria di incostituzionalità della L. 5 gennaio 1994 n. 36, art.
14, comma 1 – sia nel testo originario, sia nel testo modificato dalla L. 31
luglio 2002 n. 179, art. 28 (Disposizioni in materia ambientale) – nella parte
in cui prevedeva che la quota di tariffa riferita al servizio di depurazione
fosse dovuta dagli utenti ‘anche nel caso in cui la fognatura sia sprovvista di
impianti centralizzati di depurazione o questi siano temporaneamente inattivi”
(v. C. Cost. n. 335/08), va affermato il principio secondo il quale, in caso di
mancata fruizione, da parte dell’utente, del servizio di depurazione, per fatto
a lui non imputabile, è irragionevole, per mancanza della controprestazione,
l’imposizione dell’obbligo del pagamento della quota riferita a detto servizio
(cfr. Cass. n. 12769/2014; n. 12763/2014).”

Ciò
detto, coloro che lo ritengono possono tranquillamente agire, nei limiti della
prescrizione, per la restituzione di quanto corrisposto in più a titolo di una
depurazione inesistente».

Anche
seguendo – molto verosimilmente – questi assunti, che va letta la decisione della
neonata associazione dei consumatori napoletana ASSORIMBORSI di dare supporto
ed assistenza sociale alla popolazione procidana. E in una nota scrive:

«La
società Sap srl gestisce il servizio idrico integrato per il territorio
dell’isola di Procida (NA). Per tale servizio viene richiesto un canone per il
servizio di depurazione delle acque. Ebbene,
tale richiesta appare del tutto illegittima. E’ incontrovertibile che
sull’isola di Procida (NA), ad oggi, non è attivo un impianto di depurazione
delle acque e che quindi le somme incassate a tale titolo dalla Sap srl si
configurano come illegittime e non dovute.

Infatti,
com’è notorio, la Corte Costituzionale con la sentenza
n. 335/2008 ha dichiarato l’illegittimità costituzionale dell’art. 14 co. 1
della Legge n. 36/1994 (Disposizioni in materia di risorse idriche), sia nel
testo originario che in quello modificato dalla Legge n. 179/2002 art. 28
(Disposizioni in materia ambientale) nella parte in cui si prevede che la quota
di tariffa riferita al servizio di depurazione fosse dovuta dall’utente anche
nel caso in cui la fognatura sia sprovvista di impianti centralizzati di
depurazione.

E’ stato quindi sancito che la tariffa del servizio idrico
integrato si configura, in tutte le sue componenti, come il corrispettivo di
una prestazione commerciale complessa e non già come un tributo.

In poche parole, non è dovuto alcun pagamento se il servizio
fatturato o parte di esso non viene in concreto effettuato.

La stessa Corte di Cassazione più volte è intervenuta
sull’argomento affermando, in maniera chiara, che
i Comuni (ovvero i gestori del servizio) non possono chiedere il pagamento
dell’apposita tariffa ove non diano prova di esser forniti di impianti di
depurazione delle acque reflue.

Nella vicina Ischia recentemente l’ente gestore del servizio
(Evi) è stato condannato alla restituzione di quanto incassato a titolo di
depurazione perché è stato accertato in via giudiziaria che il servizio non
veniva, di fatto, espletato. Un precedente a noi vicino che da ulteriore corpo
e sostanza alla nostra iniziativa legale a difesa dei consumatori procidani.

Per tali ragioni l’Associazione Assorimborsi, di recente
operativa sull’isola di Procida per iniziativa dell’Avv. Mariano Cascone, ha
deciso di dare supporto ed assistenza legale a tutti i cittadini ed imprese
interessati a richiedere il rimborso di quanto pagato a titolo di depurazione
che non c’è.

Bastare portare presso l’associazione tutte le fatture pagate
dove è stato addebitata questa voce non dovuta, oltre alla carta di identità ed
al codice fiscale dell’intestatario dell’utenza, e sarà subito avviata la
richiesta di rimborso, anche per interrompere la prescrizione.

In caso di mancata spontanea adesione, ci rivolgeremo al
Giudice di Pace per tutelare il diritto dell’utente ad ottenere il dovuto
risarcimento.

Ricordiamo che la sede isolana dell’Associazione Assorimborsi
si trova in Via Vittorio Emanuele n. 285 presso lo Studio Legale Avv. Mariano
Cascone – referente per l’isola di Procida (NA) – e riceve il lunedì, mercoledì
e venerdì dalle 17 alle 20. Per ogni chiarimento è possibile chiamare al n. 081
3048845 Fai valere i tuoi diritti.»

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