Florence and the Machine, il rock della rossa londinese a Bologna

Bologna, 16 marzo 2019 – Quando Florence Leontine Mary Welch arrivò all’Estragon nove anni fa era solo una cantante baciata in fronte dal successo di Lungs, debut-album dei Florence + The Machine riuscito a rimanere incollato all’inarrivabile The collection di Michael Jackson per cinque settimane in testa all’hit-parade britannica. Tre dischi dopo, la rossa cantante londinese torna domenica all’Unipol Arena con un album, High as hope, che la consacra tra i nomi di riferimento del panorama britannico parlando d’incontri sotto effetto dell’ecstasy, di disturbi alimentari e della ricerca di una sua strada.

Pescando a man bassa, insomma, in quei testi definiti dalla regista Greta Gerwig capaci di evocare «il più profondo e più oscuro pozzo di dolore». La panacea letteraria a quel mare di ansie che Florence dice di portarsi dentro. «M’intimoriscono un sacco di cose, ma quando arriva il momento di avere davvero paura riesco a tirare fuori un coraggio inaspettato» assicura. «Ho l’ansia di volare e la mia mail è ingolfata di lettere di ringraziamento ad hostess tanto gentili da tenermi la mano. Ma gli aerei non sono la mia sola inquietudine. Quando torno dai tour, evito per un po’ di giorni i luoghi affollati, perché tutto quel tempo passato a mettermi a nudo davanti alla gente mi fa desiderare di chiudermi in casa e non uscire più».

High as hope racconta una stabilità raggiunta a fatica. «Finito il tour di Lungs passammo subito alla realizzazione di Ceremonials e all’organizzazione dei concerti» ricorda Miss Welch, figlia di una studiosa di arte rinascimentale con cui ha vissuto per un po’ a Firenze. «Un’attività frenetica che non mi dava troppi motivi per smetterla con l’alcol e con le droghe. Finché un giorno il mio lui m’ha mollata, lasciandomi ai piedi di un calvario che sta nelle canzoni del nostro terzo album How big, how blue, how beautiful; mi sono ritrovata a traversare Inferno e Purgatorio nello stesso momento, ma penso di aver imparato la lezione».

Nell’ultimo album di Florence + The Machine, che a Casalecchio saranno preceduti dai Young Fathers, l’interprete inglese ha voluto dedicare una canzone, Patricia, alla sua ‘stella polare’ Patti Smith. «La sua poetica mi ha molto influenzata diventando, album dopo album, una guida importante» ammette. «Mentre lavoravoe su High as hope a New York, Patti l’ho pure incontrata. Da Omen Azen, a SoHo, perché so che ama quel ristorante e quindi ci vado anch’io. Quando è uscita la canzone, però, la Smith mi ha mandato un messaggio dolcissimo». Patricia è inserita in una scaletta che concede alla band il minimo sindacale, sedici brani, forse già col pensiero al concertone che il 30 agosto porterà sul palco di Milano Rocks, assieme ai The 1975 di A brief inquiry into online relationships.

Linea speciale Tper 675 dalla stazione ogni 15 minuti dalle 17 e al ritorno con fermate a richiesta. Serve il biglietto ad hoc.