Il mistero sulla morte di Laura Pignataro, alto funzionario Ue, suicida a Bruxelles

Per la polizia belga si è trattato di un suicidio. Ma la morte di Laura Pignataro, dirigente del servizio giuridico della Commissione europea, sta suscitando scalpore a Bruxelles dopo un articolo del giornale francese Liberation. La donna, incaricata di controllare le nomine interne, è precipitata da un edificio a dicembre del 2018. Ora Liberation ipotizza che potrebbe essere stata messa sotto pressione dalla lobby guidata dal tedesco Martin Selmayr, considerato il braccio destro di Jean-Claude Juncker, presidente della Commissione europea. Secondo quanto riporta ancora il giornale francese, Pignataro nel febbraio del 2018 avrebbe dovuto fornire informazioni e documenti sulla promozione a segretario generale proprio di Selmayr. Una nomina successivamente bocciata sia dal Parlamento europeo che dall’Ombudsman europeo, perché – a loro giudizio – violava le regole e configurava in caso di lottizzazione.

La Commissione Ue ha già smentito quanto riportato da Liberation, negandolo duramente. Secondo l’esecutivo comunitario l’articolo è basato su dichiarazioni sbagliate e su fonti anonime e viene accusato di muovere accuse inaccettabili che “non hanno nulla a che fare con la realtà di questa storia così triste che – per rispetto della vittima e della sua famiglia – non dovrebbe avere spazio nella discussione pubblica”. Secondo quanto riporta Il Corriere della Sera, ciò che le era accaduto sul lavoro avrebbe influenzato il suo stato d’animo, come spiegherebbe chi la conosceva. La polizia belga, comunque, ha terminato le indagini e ha concluso che si è trattato di un suicidio avvenuto in un contesto privato. Il suicidio sarebbe avvenuto alle 7.30 di mattina del 17 dicembre: la donna, che si era trasferita con la figlia a casa di un’amica a causa, probabilmente, di tensioni familiari, avrebbe chiesto alla stessa amica di accompagnare la figlia alla fermata del bus. In quel momento sarebbe salita all’ultimo piano e si sarebbe buttata.