Porte chiuse nei negozi Verona diventa capofila

Misure antismog: Verona capofila regionale. I capoluoghi del Veneto abbracciano infatti il progetto “Attenti alle porte” di Verona, che invita a tenere chiuse le porte di uffici, attività ricreative o commerciali per evitare lo spreco energetico. Ma anche l’iniziativa “Un albero per ogni cittadino”, per una riforestazione urbana a costo zero per le amministrazioni e con grandi vantaggi per la qualità dell’aria. Inoltre c’è la volontà comune dei capoluoghi di arrivare al prossimo autunno con deroghe unitarie per l’Accordo Padano, uguali per tutte le città.
A due settimane dal termine del periodo di applicazione delle misure antismog previste dall’Accordo di Bacino Padano – in vigore dall’1 ottobre al 31 marzo – si sta già lavorando per il prossimo autunno. E le nuove linee escono da Treviso, dove si è svolto il secondo incontro tra i Comuni capoluoghi del Veneto, dopo quello che si era tenuto lo scorso gennaio a Verona, per fare il punto su quanto è stato fatto in questi sei mesi e quanto ancora si può fare per contrastare l’inquinamento. Per Verona era presente l’assessore all’Ambiente Ilaria Segala, insieme ai colleghi di Venezia, Padova, Vicenza, Belluno, Treviso e Rovigo. Sull’iniziativa “Attenti alle porte” si è già deciso di avviare un concorso di idee che coinvolga la Camera di Commercio regionale, per una vetrofania comune sui negozi virtuosi che terranno le porte chiuse, sia in estate che in inverno.
Il progetto prevede che i titolari di negozi, uffici e locali, partecipino all’iniziativa regolamentando in modo autonomo l’apertura e chiusura delle porte di accesso. Non un obbligo, quindi, ma un’adesione volontaria. È piaciuto molto anche il progetto “Un albero per ogni cittadino”, tanto che ogni capoluogo penserà ora al modo migliore e più veloce per attuarlo. Verona ci sta già lavorando da qualche mese. L’obiettivo è dare un albero a ciascun cittadino, che si impegna a piantumarlo nel proprio giardino e a prendersene cura. Un’idea nata da un progetto già avviato e testato a San Bellino, piccolo Comune di 1.200 abitanti in provincia di Rovigo. Per uniformare le deroghe al piano antismog, inoltre, da qui al prossimo incontro, ciascuna amministrazione valuterà le principali criticità da affrontare per attuare misure omogenee. La giunta ne parlerà la settimana prossima. Intanto è stata condivisa la creazione di un “Protocollo dell’aria”, che contenga provvedimenti di tutti i Comuni». Fa piacere che Verona faccia scuola in tema di ambiente», dice la Segala. «I due progetti pilota sono stati molto apprezzati, perché innovativi, semplici ma anche perché coinvolgono la cittadinanza. Siamo sulla buona strada, la lotta allo smog è una battaglia che si vince col tempo, con provvedimenti costanti e duraturi nel tempo. Abbiamo chiesto un incontro con l’assessore regionale».
Il punto sullo smog. A differenza di altri capoluoghi, Verona – dice una nota dell’Amministrazione – non ha mai raggiunto il livello di allerta rosso, che scatta dopo 10 giorni consecutivi di sforamento e allarga i divieti non solo ai mezzi privati ma anche a quelli commerciali. Ad oggi, su 169 giorni, Verona è stata in allerta arancione per 21 giorni, mai in allerta rossa. A differenza di Padova, che in gennaio è stata “rossa” sette giorni, e Venezia, in massima allerta per tre. Nel 2018, la città scaligera ha chiuso con 49 giorni di sforamento dei livelli di polveri sottili (Pm10), il dato migliore da quando è stata introdotta la rilevazione degli inquinanti, attraverso la centralina Arpav del Giarol Grande, a San Michele. Nei cinque anni precedenti, il superamento della soglia limite di Pm10 era stato di 76 giorni nel 2017, di 53 nel 2016, di 95 nel 2015, di 51 nel 2014, di 83 nel 2013. •
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E.G.