Svolta sull’omicidio Scopelliti: 17 indagati, anche Messina Denaro – Il Lametino

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Reggio Calabria – La Procura distrettuale di Reggio Calabria ha indagato 17 tra presunti boss e affiliati a cosche mafiose e di 'ndrangheta in relazione all'omicidio del sostituto procuratore generale della Corte di cassazione Antonino Scopelliti, ucciso il 9 agosto del 1991 in località "Piale" di Villa San Giovanni mentre faceva rientro a Campo Calabro. Tra gli indagati figurerebbe anche il boss, irreperibile dal '93, Matteo Messina Denaro. La notizia, pubblicata da Repubblica, confermata all'Ansa dal procuratore di Reggio Giovanni Bombardieri, racconta di un pentito che con le sue dichiarazioni ha consentito di riaprire le indagini a 28 anni dalla scomparsa del magistrato calabrese. Nell'agosto 2018, inoltre, è stata trovata nel catanese l'arma con cui il 9 agosto del 1991 sarebbe stato ucciso in località Piale di Villa San Giovanni, nel reggino, il giudice: un fucile calibro 12. Del ritrovamento dell'arma si era parlato a margine della cerimonia organizzata in occasione del 27esimo anniversario dell'assassinio del magistrato.

Gli indagati

Nella nuova inchiesta sull'omicidio del magistrato di Cassazione Antonino Scopelliti, coordinata dal procuratore aggiunto di Reggio Calabria Giuseppe Lombardo, sono indagati alcuni esponenti di vertice della 'ndrangheta, oltre a quelli di spicco della mafia siciliana. Oltre a Matteo Messina Denaro, sarebbero coinvolti altri sei siciliani, i catanesi Marcello D'Agata, Aldo Ercolano, Eugenio Galea, Vincenzo Salvatore Santapaola, Francesco Romeo e Maurizio Avola. Dieci gli indagati calabresi: Giuseppe Piromalli, Giovanni e Paquale Tegano, Antonino Pesce, Giorgio De Stefano, Vincenzo Zito, Pasquale e Vincenzo Bertuca, Santo Araniti e Gino Molinetti. Nuovo impulso alle indagini, è venuto dalle dichiarazioni del collaboratore di giustizia catanese, Maurizio Avola, proprio le sue dichiarazioni fecero ritrovare, nell'agosto scorso, il fucile che sarebbe stato utilizzato per uccidere Scopelliti.

L'accordo mafia-'ndrangheta

L'ipotesi del'accordo mafia-'ndrangheta era stata presa in esame sin dall'epoca del delitto, anche perché Scopelliti doveva sostenere l'accusa nel maxi processo in Cassazione alla mafia. Tant'è che i vertici della "cupola" finirono a processo. Boss del calibro di Bernardo Provenzano, Giuseppe Calò, Bernardo Brusca, Nitto Santapaola ed i fratelli Giuseppe e Filippo Graviano, furono però assolti in via definitiva dall'accusa di avere svolto un ruolo nell'assassinio dell'alto magistrato.